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Il governo dell’Agenda Digitale: quale sarà la scelta di Letta?

Written by Salvatore Lo Presti. Posted in eGovernment

Che il digitale sia una leva imprescindibile per la ripresa economica del nostro Paese è ormai chiaro a tutte le forze politiche e a ribadire il concetto ci ha pensato il neo-premier Enrico Letta durante il recente discorso alla Camera dei Deputati.

Appurato ciò, però, adesso sarà interessante capire in che modo il nuovo esecutivo deciderà di passare dal piano delle dichiarazioni e delle intenzioni a quello più concreto delle azioni e dunque della governance dell’Agenda Digitale.

Proprio in tema di governance, nelle prossime settimane sarà particolarmente interessante capire come il Presidente del Consiglio deciderà di muoversi; quale sarà il modello di governo dell’Agenda che Letta deciderà di attuare?

In uno scenario che vede contrapposta la centralizzazione del controllo alla distribuzione dei poteri tra più ministeri, le strade percorse nel recente passato sono essenzialmente tre:

  • Il modello Stanca-Brunetta che, optando per la centralizzazione, avevano portato il delicato tema della digitalizzazione interamente sotto la responsabilità del ministero della PA e Innovazione;
  • Il modello Prodi che invece, preferendo un approccio decentralizzato, aveva delineato una governance su tre assi che consisteva in un sottosegretario all’Innovazione alle dipendenze del ministro della PA, e che collaborava a stretto contatto con il ministro degli Affari regionali;
  • Il modello Monti che, pur preferndo una governance non unica, aveva distribuito il controllo passando, però, per una distribuzione delle competenze sull’Agenda Digitale tra Mise, Miur e ministero della Funzione Pubblica. I tre ministeri condividevano quindi la responsabilità sull’Agenda, ma ciascuno per il proprio ambito di competenze: banda larga e digital divide allo Sviluppo economico, smart city e Horizon 2020 all’Istruzione e digitalizzazione della PA alla Funzione pubblica.

La scelta tra un approccio più centralizzato e uno più distribuito è molto delicata. Nel primo caso, infatti, si guadagnerebbe in un miglior controllo di tutte le azioni inerenti l’Agenda ma si pagherebbe in termini di minor reattività, mentre nel secondo il rischio di ostacolare il lavoro dell’Agenzia per l’Italia digitale sottoponendola al controllo di troppe teste diverse è sempre dietro l’angolo.

Staremo a vedere nei prossimi giorni quale sarà la strada che il nuovo esecutivo sceglierà di percorrere, magari un modello ibrido che preveda la distribuzione delle competenze per ambiti a più ministeri ma che, al contempo, preveda anche un accentramento del controllo mediante una figura alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio, in grado di coordinare e sovraintendere il lavoro di tutti i ministeri coinvolti.

Agenzia per l’Italia digitale: obiettivo spendere 26 MLD per ICT PA

Written by Salvatore Lo Presti. Posted in eGovernment

26 miliardi di euro. Tanto è intenzionato a spendere Agostino Ragosa, dg dell’Agenzia per l’Italia digitale, per l’Ict della PA nei prossimi 5 anni. Di questi miliardi, circa 10 sono reperibili già nel biennio 2013-2014 tramite gare Consip. Nel dettaglio, l’azione dell’Agenzia si concentrerà sull’acquisto di progetti Ict per 3,5 miliardi e di commodity Ict per altri 3,5 miliardi e, infine, su infrastrutture di rete (Spc e servizi cloud, soprattutto) per ulteriori 3,5 miliardi. I restanti 16 miliardi saranno spesi per mettere in campo, nel lungo periodo, interventi complessi di pre-commercial procurement e di razionalizzazione dei data center dell’amministrazione.

Secondo Ragosa infatti la frammentazione del sistema Ict pubblico è ormai giunta a livelli insostenibili, con almeno 4mila data center (un numero che però potrebbe essere sottostimato) di natura e stadio evolutivo diversi: in pratica si tratta di punti di erogazione dei dati non sempre visibili, perché non censiti, e la cui sicurezza non in tutti i casi è certificabile. Soprattutto, i data center della PA non sono interoperabili, mentre il dialogo tra tutti i sistemi nazionali, e di questi con i sistemi europei, è imprescindibile per portare a cittadini e imprese servizi veramente utili e efficienti e al tempo stesso permettere alle amministrazioni di ridurre i costi.

[fonte: Corriere delle Comunicazioni]

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