WP: il Cloud abilitatore del cambiamento e del risparmio nel Comune di Pesaro

Written by Staff. Posted in Innovazione, White Papers

C’era una volta l’Office Automation. Suite di prodotti software che un tempo si definivano “di produttività individuale”, finalizzati a supportare l’utente nella creazione di contenuti (testi, fogli elettronici, slide, eccetera) per fini professionali o personali. Col tempo, e soprattutto col mutare dei modelli organizzativi all’interno delle organizzazioni complesse (pubbliche o private che siano), questa famiglia di prodotti si è profondamente trasformata sino ad arrivare a soluzioni che integrano funzionalità di produttività “di gruppo” (condivisione di documenti) e di collaboration (posta, messaggistica, web conference, file sharing, calendari, eccetera). Tutto ha ovviamente origine dalla profonda trasformazione del “modo di lavorare”, soprattutto in realtà articolate e sempre più interconnesse fra loro. Oggi si sente infatti spesso parlare di “Digital Transformation”: scriviamo documenti interagendo costantemente con colleghi e/o con entità esterne all’azienda (o all’ente) cui apparteniamo, e abbiamo sempre più bisogno di condividere le informazioni interagendo in tempo reale. All’interno della Pubblica Amministrazione, questa evoluzione – ancorché evidente – stenta a trovare un riconoscimento formale, tanto che si continua a ragionare in termini di “office automation” e di “produttività individuale” anche quando si devono operare scelte rispetto a prodotti (o servizi, se consideriamo il pianeta “Software as a Service”) da introdurre e/o da sostituire. Finendo inevitabilmente col confondere due mondi ormai differenti, il secondo dei quali (la produttività individuale) dovrebbe ormai appartenere all’archeologia più che all’Information Technology. La confusione aumenta considerevolmente allorquando all’elemento funzionale si affianca l’ormai annoso dibattito rispetto alla più o meno artificiosa contrapposizione fra “software proprietario” e “open source”. Anche in questo caso, la sensazione è che si stia parlando di argomenti desueti, che continuano a sopravvivere in quanto sorretti da argomentazioni troppo spesso superficiali. Siamo quindi di fronte a due fenomeni coincidenti: l’evoluzione del modo quotidiano di lavorare all’interno di organizzazioni più o meno complesse, con l’affermazione di un modello di “Smart & Connected Working” sempre più focalizzato sulla collaborazione e sulla capacità di mantenersi costantemente connessi alla work-community, e l’autoreferenzialità di un mondo ancora drammaticamente aggrappato a realtà desuete quali la “office automation” e la “produttività individuale”. Questo secondo aspetto non è affatto marginale, soprattutto se si considerano tutti gli equivoci che insorgono quando si tenta di confrontare una suite di produttività individuale con qualcosa che, con quel mondo superato, non ha più praticamente nulla a che fare. Rispetto al mondo della PA, non è un argomento di poco conto: la “nuova PA”, quella che esce dal percorso di riforma avviato da questo governo, è un’organizzazione sempre più complessa e interconnessa nei suoi vari ambiti (centrale, regionale, locale) e nei confronti dei suoi “clienti” (cittadini e imprese). Pensare a un funzionario della PA che nel buio del suo ufficio scrive un documento con un word processor o prepara prospetti con un foglio elettronico, mantenendosi costantemente offline rispetto al “resto del mondo” è quantomeno fortemente riduttivo. Così come immaginarsi funzionari e dirigenti della PA che si scambiano documenti via mail inanellando una sequenza più o meno impressionante di versioni modificate. L’insieme delle esigenze più o meno compiutamente soddisfatte dalle “vecchie” suite di office automation, non rappresenta che una piccola punta di un iceberg molto più articolato: web conference, multi-editing in tempo reale, funzionalità di “Social Enterprise”, Unified Communication, interfacce “responsive” e via di seguito. Niente a che fare rispetto alle suite, sia open source che proprietarie, legate al vecchio modello incentrato solo sulla produttività individuale possano soddisfare appieno, se non attraverso complesse (e, in alcuni casi, costose) operazioni di integrazione con prodotti e servizi forniti da terze parti. Scegliere fra una qualsiasi suite di “produttività individuale” e una soluzione cloud based per lo Smart Working come Office 365 diventa quindi un’operazione da condurre su due dimensioni: quella del confronto in termini di Total Cost of Ownership (prendendo in considerazione, come ha fatto il Comune di Pesaro, tutti i fattori generatori di costi diretti e indiretti, immediati e differiti nel tempo) e quella della scelta sul quale paradigma di lavoro si intende adottare, e – conseguentemente – sulle principali funzionalità da garantire agli utenti finali. Il caso di Pesaro rappresenta un esempio da prendere in considerazione soprattutto rispetto all’analisi preliminare dei costi (e dei rischi) connessi a operazioni di migrazione verso ambienti Open in organizzazioni complesse, e fornisce ottimi spunti di riflessione anche rispetto alla precisa e puntuale definizione degli obiettivi attesi e all’analisi del loro scostamento rispetto ai risultati effettivamente conseguiti. I calcoli effettuati dall’Osservatorio Netics evidenziano che la soluzione cloud based Office 365 scelta dal Comune di Pesaro ha un TCO del 79% più basso rispetto alla soluzione on premise Open, precedentemente utilizzata. Il Comune di Pesaro rappresenta però un caso interessante anche in termini di innovazione: ha infatti colto in pieno il significato di “Comune 3.0”, andando oltre all’inutile e anacronistica contrapposizione tra “Open VS Proprietario”, sposando invece le nuove possibilità offerte dal Cloud Computing e il concetto di interoperabilità che si porta dietro.Il Comune di Pesaro rappresenta però un caso interessante anche in termini di innovazione: ha infatti colto in pieno il significato di “Comune 3.0”, andando oltre all’inutile e anacronistica contrapposizione tra “Open VS Proprietario”, sposando invece le nuove possibilità offerte dal Cloud Computing e il concetto di interoperabilità che si porta dietro. L’Osservatorio Netics ringrazia il Comune di Pesaro, nella persona dell’Ing. Stefano Bruscoli – Responsabile Sistemi Informativi e Statistica – per la piena disponibilità mostrata nella condivisione di informazioni e dati utili all’elaborazione di questo documento.

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