Presentata la app CheWiFi!: ha contribuito anche l’Osservatorio Netics

Written by Salvatore Lo Presti. Posted in Innovazione

Ieri, direttamente alla Triennale di Milano, è stato presentato un importante progetto denominato #chewifi grazie al quale è stato possibile realizzare il più grande database del wifi italiano, attraverso un lavoro (avviato circa un mese fa ma destinato a continuare nel tempo) di mappatura ad oggi di più di 24 mila hotspot. A questa attività ha contribuito come promotore anche l’Osservatorio Netics che, in particolare, ha messo a disposizione la propria esperienza e le proprie risorse per la raccolta e l’organizzazione dei dati relativi alle reti wifi pubbliche.

 Il database verrà reso disponibile mediante l’app #CheWiFi! (in attesa di essere pubblicata su App Store per dispositivi iOS e in versione beta per Android) che avrà un duplice fine:

  • consentire agli utenti di localizzare gli hotspot sia pubblici che privati più vicini alla propria posizione a cui connettersi;
  • ma anche creare una vera e propria mappa costantemente aggiornata dei punti WiFi in Italia, infatti saranno gli stessi utenti a segnalare i nuovi hotspot scoperti in giro per il nostro Paese.

L’app nasce dagli sviluppatori di CheFuturo!, il portale di CheBanca! che si prefigge lo scopo di raccogliere idee e esperienze su temi quali, ad esempio, Startup innovative, Agenda Digitale, Smart City e Social Innovation.

Attualmente delle oltre 24 mila segnalazioni di hotspot ne sono state caricate e verificate nel db dell’applicazione quasi la metà (a conferma della natura aperta e in costante evoluzione del progetto). I numeri, però, ci dicono già abbastanza sullo stato delle reti wifi italiane. Si assiste, infatti, ad un Nord che ha più di metà di tutti gli hotspot nonostante la totale assenza di diverse città anche ricche, e ad una particolare vivacità di regioni come Piemonte ed Emilia-Romagna e di città quali, ad esempio, Pesaro, Prato e Lecce.

Perfettamente in linea con l’approccio open e partecipativo del progetto è la decisione di rilasciare il database in opendata; chiunque potrà scaricarlo, verificarlo e riutilizzarlo anche per costruirci attorno una app. “Sarà un database aperto a tutti. – ha dichiarato Riccardo Luna, direttore di CheFuturo! – Riteniamo che questa sia la modalità giusta per consentire a chiunque di creare una app,  se lo vorrà, con i dati che raccoglieremo, perché anche questo serve a far crescere l’ecosistema dell’innovazione: le app civiche sono servizi, creano mercati, producono valore e diffondono cultura“.

[Fonte: www.chefuturo.it]

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